Scuole in Rete: mattinata mondiale al King Rock

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Le “Scuole in Rete”, stamattina, sono state protagoniste di un'esperienza unica alla palestra King Rock di San Giovanni. Istruttori d'eccezione, tre atleti di caratura mondiale nell'arrampicata sportiva con disabilità. Storie di vita diverse, storie di sport diverse, ciascuna con qualcosa da insegnare. Le scuole coinvolte, sono state il Maffei, il Messedaglia, il Fracastoro, le Sanmicheli e gli Angeli, con un gran numero di ragazzi che si sono cimentati nelle salite verticali della palestra, imparando i rudimenti dell'arrampicata, e soprattutto che hanno accettato la sfida lanciata loro dai tre atleti: provare a simulare la disabilità, per arrampicarsi proprio come fanno loro. Un modo per comprendere e condividere lontano dai libri scolastici, e che ha dato grande riscontro nell'entusiasmo degli studenti.

Lorenzo Major - atleta Nazionale con paraplegia
Sono un atleta e un agonista da sempre, prima dell’incidente facevo arti marziali, poi mi sono reinventato fra canoa, tiro a segno, basket e altre discipline, fino ad approdare all’arrampicata sportiva, dal 2012. Sono entrato quasi subito nella Nazionale Italiana, ho già partecipato a tre campionati del mondo, il quarto lo disputerò a Innsbruck il prossimo settembre. Stamattina abbiamo proposto ai ragazzi l'arrampicata sportiva, li ho visti carichi di entusiasmo. Li abbiamo fatti scalare prima in condizioni normali, poi hanno provato come facciamo noi, che siamo tre atleti con abilità diverse. Io scalo usando le mie braccia, i ragazzi provano a simulare le nostre difficoltà, e salta agli occhi che non è per niente facile quello che stanno facendo. Pochi di loro mi hanno detto di aver già provato la disciplina, ma l’arrampicata, negli ultimi anni, sta conoscendo un momento fortunato, si sta diffondendo e se ne sta parlando. Soprattutto, arriva l'idea che non sia uno sport per pochi temerari, discostandosi dallo sport estremo. Perchè invece è adatto a tutti, in montagna viene fatto in sicurezza, con gli istruttori, e nelle palestre può farlo davvero chiunque.

Lucia Capovilla - atleta Nazionale priva del braccio sinistro
Io sono di Venezia, non distante da qui, e devo dire che il King Rock è una gran bella palestra, ci sono molte vie da provare. Ho fatto moltissimi sport, sempre usando la protesi per il braccio sinistro. Poi ho capito che non era la mia strada, avevo provato ad arrampicare con la protesi, ma non mi riusciva, ho riscoperto la disciplina nel 2015, attraverso il mio compagno. E, la prima gara, l'ho fatta già l’estate successiva. A livello italiano siamo pochi, ma ho fatto anche i Mondiali, dove c'è decisamente più competizione, ti puoi confrontare e capire quanto sei veramente bravo. Nel 2016 sono andata in Inghilterra a lavorare e ho interrotto l'attività, ma nel frattempo ho disputato il Campionato Mondiale di Parigi, arrivando terza. Un ottimo risultato, considerando la mancanza di allenamento. Ora ho ripreso, pochi giorni fa ho fatto la prima gara per rompere il ghiaccio. Provare ad arrampicare la prima volta è un mix di emozioni e fatica che non sai gestire, e provare a farlo in condizione di disabilità è dura. Io provo a proporlo a chi magari è già esperto, serve a chi poi fa attività normalmente. I ragazzi oggi sono stati davvero bravi, e non hanno avuto paura, sono molto fiera di loro.

Simone Salvagnin - atleta Nazionale non vedente
Nasco da famiglia di alpinisti, ero il classico ragazzino che ha fatto tanti sport, ho sempre avuto forte componente fisica. Ho iniziato a perdere la vista da bambino, mentre ad arrampicare ho ricominciato intorno ai 20 anni. Dal 2010 sono nella Nazionale in italiana, mi dedico molto anche all'arrampicata su roccia, dove sto progredendo: sono arrivato ad ora al livello 7C. Poi faccio alpinismo a tutto tondo: sci, arrampicata su ghiaccio, arrampicata alpinistica. Sono andato in Perù, per scalare in alta quota. E ho fatto dei viaggi in bici, col tandem: da Schio all’Uzbekistan, un coast to coast attraverso la Patagonia, e ultimamente da Schio a Roma in 5 giorni, sempre in bici, tutto su sterrato. Vorrei approcciarmi al paratriathlon, magari in ottica Tokyo 2020. L'arrampicata è un movimento abbastanza giovane, puntiamo a esserci alle Paralimpiadi 2024. Lo sport paralimpico ha avuto un'impennata a livello qualitativo: una volta, potevi permetterti più discipline ad alti livelli, adesso dipende dalla categoria, ma tendenzialmente bisogna specializzarsi. Ho una formazione in fisioterapia, e ho fatto anche il musicista, con un diploma in musicoterapia sono stato percussionista professionista per tre anni. Faccio parecchia attività nelle scuole, e far provare ai ragazzi l’arrampicata in situazioni di disabilità, introdurli a questo movimento, porta i ragazzi a vivere questa dimensione, ad avere approccio empirico al mondo della disabilità, molto più educativo di un approccio teorico. L’esperienza vissuta apre riflessioni molto più profonde. Per esempio, io sono accompagnato da un cane guida, e ho spiegato loro anche come funziona e come mi rapporto con lei. Insieme alla mia compagna gestiamo il portale www.emozionabile.it, che raccoglie esperienze accessibili a persone disabili. Noi sensibilizziamo i ragazzi al mondo della disabilità, ma spesso i disabili che vogliono provare esperienze diverse, sportive e non, trovano barriere che sono più mentali che pratiche. Questo portale raccoglie contatti e racconti di chi già ha lavorato con disabili.

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