Atleti dell'Anno: per gli Hydras Quidditch CUS Verona è Paolo Rosa!

Paolo Rosa Quidditch 2

Mettersi in gioco, dentro e fuori dal campo. L’Atleta dell’Anno per gli Hydras Quidditch CUS Verona, per il 2019, è Paolo Rosa, che nella stagione appena conclusa ha contribuito al lavoro della squadra in maniera decisiva.
Ha raggiunto ottimi risultati personali e di squadra, partecipando a diversi tornei, inoltre il suo lavoro come grafico ha permesso agli Hydras di rinnovare la propria immagine, riuscendo anche a crescere in visibilità. Per tutte queste ragioni, Paolo è stato eletto capitano nella stagione in corso, e svolge il suo compito con grande perizia.


Come hai cominciato e come hai conosciuto il Quidditch?
Come immagino sia capitato a tante altre persone, ho conosciuto il Quidditch in modo abbastanza casuale. Dopo 10 anni di pratica sportiva in una disciplina individuale, ho sentito il bisogno di avvicinarmi nuovamente ad uno sport di squadra. Ne ho praticati diversi in passato, e volevo mettermi in gioco in qualcosa di nuovo, una disciplina magari diversa dalle solite. Il mio primo tentativo era stato di avvicinarmi al mondo del dodgeball, ma al tempo non esisteva ancora una squadra attiva a Verona. Durante le mie ricerche, però, mi sono imbattuto nella sezione di Quidditch del CUS. La cosa mi aveva incuriosito, ma sinceramente ero molto scettico. Il fatto, però, di averlo trovato tra gli sport proposti del CUS e di essermi successivamente documentato meglio, mi ha convinto a provarlo e scoprire così quanto in verità fosse complesso e divertente. Ho cominciato a partecipare agli allenamenti con molta calma, ma più scoprivo la realtà che stava dietro a questo sport, più mi appassionavo, tanto che col tempo ho deciso di dare il mio apporto nel suo percorso di crescita ed espansione della squadra.

 

Qual è la cosa più unica e speciale di questo sport, che ti ha convinto a praticarlo?
In realtà sono due le cose che mi hanno convinto a praticare questo sport, entrambe ugualmente importanti. La prima riguarda il clima che si respira nell’ambiente Quidditch e soprattutto all’interno della squadra di Verona: accoglienza, inclusività, voglia di fare gruppo e divertirsi assieme. Per me è questo lo spirito che dovrebbe stare alla base di ogni ambiente sportivo. Mio padre è stato un grande atleta e ha collaborato per anni col CUS Verona. Lui mi ha sempre insegnato che il compito dello sport, quello di squadra in particolare, dovrebbe essere di unire le persone e creare legami d’amicizia, cosa che ho trovato raramente nella mia esperienza e motivo che poi mi ha spinto a praticare discipline individuali. Il Quidditch, invece, ha saputo farmi ricredere rispetto alle mie esperienze passate, e come capitano ho deciso di impegnarmi nel mantenere questa sua caratteristica, sempre al centro di ogni attività della squadra.
La seconda cosa, invece, riguarda più l’aspetto tecnico di questo sport. Come ho già detto in precedenza, negli anni ho pratico diversi discipline ed ero quindi alla ricerca di qualcosa di nuovo e diverso. Il Quidditch ha saputo accontentare questa mia esigenza, proprio grazie alla sua particolarità: avere più “giochi” (tra cui anche il dodgeball) all’interno dello stesso campo contemporaneamente lo rende probabilmente lo sport più complesso e completo. Inoltre, il fatto che in campo uomini e donne debbano giocare assieme per regolamento riporta nuovamente al discorso di inclusività. Ogni persona è fondamentale per la squadra, ogni persona ha lo stesso peso e questo sport, proprio grazie alla sua complessità, permette ad ognuno di trovare il proprio posto secondo le capacità di cui è dotato.

 

Come sta andando la tua esperienza da capitano?
In questo momento sono molto felice di essermi candidato. Inizialmente non ero molto convinto di questa scelta, ma poi, parlandone con un paio di persone, mi è stato fatto notare come quest’esperienza poteva tornarmi utile e quali apporti avrei potuto dare alla squadra. Effettivamente si è rivelato un ottimo campo di sfida e crescita che sta dando le sue soddisfazioni. Personalmente credo che il ruolo di capitano non sia troppo dissimile da quello di genitore. Per guidare al meglio la propria squadra un buon capitano deve saper dare per primo il buon esempio, mettere le proprie necessità in secondo piano rispetto a quelle della squadra, deve saper osservare le dinamiche della propria squadra nel suo complesso ed essere dotato di una certa empatia per capire quando è il momento di supportare i propri giocatori piuttosto di richiamarli all’ordine. La lista poi potrebbe continuare ancora.

 

Gli obiettivi degli Hydras per quest’anno?
Sicuramente l’obiettivo primario degli Hydras è quello di riuscire a partecipare il prima possibile al campionato ufficiale della Lega Quidditch Italiana come squadra indipendente di Verona. Ci troviamo finalmente molto vicini a questo traguardo, in quanto siamo cresciuti parecchio negli ultimi mesi e abbiamo raggiunto il numero necessario per poter gareggiare in completa autonomia.
Un altro obiettivo molto importante e non slegato dal precedente è quello di impegnarsi per far conoscere il Quidditch a Verona, in modo che possa continuare a crescere ed espandersi come sport. Ci rendiamo conto quotidianamente che, nonostante questa disciplina sia arrivata in Italia oramai da diversi anni, ancora oggi molte persone non sappiano della sua esistenza o, nel caso in cui la conoscano, la considerino comunque un passatempo per cosplayer e fan della saga di Harry Potter, quando in verità è molto di più. Per questo abbiamo deciso, oltre a partecipare agli eventi proposti dal CUS, di organizzare mensilmente degli Open Day a Verona per permettere a più persone possibili di entrare in contatto con il nostro sport e provarlo insieme a giocatori di altre città. Inoltre, successivamente non escludiamo di proporre Verona come sede per una delle prossime tappe del campionato della Lega Quidditch Italiana.

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