I CNU secondo... Alessandro "Fibra" Zambon: un decennio di passione

gruppo cnu

L'emergenza Covid-19 si è ripercossa in tutto il mondo, toccando da vicino anche lo sport, in tutte le sue manifestazioni. Compresi i Cnu, i Campionati Nazionali Universitari. Un appuntamento atteso ogni anno da tutti i CUS d'Italia, una grande celebrazione nazionale dello sport che rappresenta uno dei momenti chiave del calendario di ogni Centro Sportivo Universitario. I Cnu 2020 si sarebbero dovuti svolgere proprio in questi giorni a Torino, ma la macchina non si è potuta mettere in moto, per rispettare le direttive governative e salvaguardare la salute di tutti.

 

Il CUS Verona, che ogni anno cerca di essere protagonista ai Cnu, conta su dei veri e propri veterani, che da atleti, selezionatori, responsabili hanno partecipato per anni e anni, in giro per l'Italia, rappresentando con orgoglio Verona e la sua università. Uno di questi è Alessandro Zambon, per tutti Fibra, responsabile della sezione Calcio a 5 cussina e protagonista da undici anni delle spedizioni Cnu.

 

Quando è stato il tuo primo Cnu? Raccontaci la tua storia, e l'evoluzione del tuo ruolo nel tempo...

Il primo CNU da giocatore/selezionatore è stato nel 2009. Le fasi finali si sarebbero svolte a Lignano Sabbiadoro. Quell’anno ho addirittura timbrato una presenza, in una trasferta bagnata in quel di Torino, gara all’aperto, potete quindi capire l’evoluzione che ha subito questa disciplina. L’anno successivo era già l’ultimo in cui avrei potuto partecipare come atleta, per cui conclusa quella parentesi - molto risicata - ho accettato la sfida di prendere in mano l'organizzazione dei CNU per il Calcio a 5, dalla scelta dei ragazzi a quella dell’allenatore. E alla fine qualche piccola soddisfazione è arrivata

 

Quando è arrivata la svolta nei risultati, e le medaglie?

I primi anni sono stati ovviamente i più duri, perché a parte il primo, in cui il ragazzo che mi aveva coinvolto, Giacomo Ballerini, aveva una serie di contatti importanti, io arrivavo dal nulla. Percui, quando mi sono ritrovato da solo a gestire il tutto, ci sono voluti un po’ di anni per trovare le persone giuste. Quando scelsi Max Bucci come allenatore, in poco tempo, arrivarono le due medaglie, che per ora rimangono storiche. Correvano gli anni 2013 (Cassino) e 2014 (Milano).

 

Quali sono stati i giocatori più presenti, sotto la tua gestione?

Andando un po’ a memoria, ma sopratutto basandomi sugli "archivi" rappresentati delle distinte di gara, ho potuto attestare questo podio:

- Il giocatore più presente in assoluto è stato Lorenzo Manca, con ben 6 CNU all’attivo. Ha disputato tutte e 4 le final eight alle quali ci siamo qualificati, aggiudicandosi entrambe le medaglie di bronzo.

- Sul secondo gradino, l’altro trevigiano, Riccardo Vendrame, con 5 CNU all’attivo, 3 su 4 final eight, aggiudicandosi anche lui i due bronzi.

- Al terzo posto abbiamo un ex equo con sfaccettature diverse: Stefano Zerbato, Nicola Bonaldo, Nicolò Vernuccio e Manuel Rosa, che hanno collezionato tutti 4 CNU. Zerbato con con 2 final eight disputate e 2 medaglie vinte; Bonaldo e Vernuccio con 1 final eight disputata e 1 medaglia vinta; Rosa con 2 final eight disputate ma purtroppo nessuna medaglia.

 

Parlando sempre di giocatori, hai un capitano per te particolarmente speciale?

Direi che i nomi da citare sono due. Uno è colui che ha indossato la fascia nel 2013, quando abbiamo conquistato la prima fase finale a Cassino, ed è Marco Iozzino, giocatore che definirei “professionista”, che ha sempre militato in categorie di livello ed è sempre stato un atleta impeccabile per atteggiamento, in campo e fuori. L’altro è Lorenzo Manca, col quale, essendo entrambi trevigiani, oltre all’aver condiviso importanti traguardi anche con la squadra federale, come la vittoria del campionato di serie D, mi sento molto legato. Per lui ci sarà sempre un affetto incondizionato, perché è stato, credo, uno degli atleti che ha lasciato il segno con la nostra maglia, sia in FIGC che nei CNU. Oltre a loro ricordo con affetto tutti i nostri capitani, da Nicola Pappalardo a Nicolò Vernuccio, passando da Tommaso Brugnara fino a capitan futuro Manuel Rosa. Ora non ci resta che aspettare il nuovo capitano 2021!

 

La storia più bella che hai vissuto ai CNU?

Ce ne sono di belle e di brutte. Alcuni atleti sono approdati al CUS Verona Calcio a 5 dopo aver disputato un CNU. Posso citare su tutti Dustin Sturlese, poi a cascata sono arrivati Marco Cordioli, Lorenzo Manca, Riccardo Vendrame, e ultimo in ordine cronologico il friulano Matteo Figel. Sicuramente i CNU sono un ottimo veicolo, per avvicinare atleti alla nostra realtà, ovviamente per quelli che disputano campionati di categoria superiore, il mio consiglio rimane sempre di rimanere il più possibile in quelle categorie importanti, dove si può apprendere moltissimo anche semplicemente allenandosi con certi atleti.

Purtroppo ci sono anche storie di infortuni importanti, che sono sicuro ci abbiano condizionato non poco. Vedi Michelangelo Cecchini, nella prima final eight di Cassino, nemmeno partito per un brutto infortunio alla caviglia. Ancora, a Catania, il ginocchio di Riccardo Ferrigato e la caviglia di Tommaso Cappelletti, due infortuni nel giro di due gare, che ci hanno limitato tantissimo. Ultimo infortunio in ordine cronologico, ma avvenuto in un momento meno delicato, è stato quello di Alberto Donin, con il quale ho trascorso un'infinita nottata al Pronto Soccorso de L’Aquila.

 

Ora sentiamo l’aneddoto più divertente legato ai CNU...

Gli aneddoti sono tanti, la maggior parte extracalcistici. Alcuni censurabili! Per esempio, i viaggi in sette dentro un Mercedes anni '80 del mitico Costa, che avrà dormito si e no 6 ore in tutta quella settimana! Oppure l’aver legato con altre squadre fuori dal campo, vedi a Cassino, la notte prima della semifinale contro il CUS Ancona, le nostre due compagini si erano trovate e avevano passato parte della serata insieme. Ve ne racconto uno da ridere: nel 2011 ci siamo dimenticati la fascia da capitano per Tommy Brugnara. Non avendo altro, abbiamo improvvisato scochandogli il braccio con il tape, e ci abbiamo disegnato sopra una "C" a pennarello. Per poco non gli bloccava la circolazione!

 

La differenza, soprattutto a livello mentale, fra una partita di stagione e una di CNU?

Le differenze tra le due competizioni sono evidenti, soprattutto nel ritmo gara, che i nostri ragazzi trovano diverso ai CNU rispetto un campionato di C2. L’approccio mentale è molto diverso, perché ai CNU non hai una seconda possibilità, devi rimanere concentrato, perché l’occasione è li in quel momento. Molti dei giocatori sembrano addirittura diversi nelle due competizioni. Il gioco è anche molto più tecnico rispetto la fisicità della C2, quindi anche i giocatori meno dotati fisicamente ne traggono beneficio e vengono valorizzati.

 

Raccontaci una giornata tipo della squadra ai CNU...

Dipende molto da quando si giocano le partite. Generalmente, la final eight è suddivisa in due gironi, uno gioca al mattino e uno gioca il pomeriggio. Nel caso del mattino, ci si alza tre ore prima della gara, colazione insieme, pulmino e un'ora prima si arriva al campo. Si disputa la gara e, al rientro in hotel, si va subito a pranzo. Riposo pomeridiano e, eventualmente, lavoro di recupero/scarico in palestra, se l’hotel c’è l’ha. In serata cena insieme, possibilmente con tutti gli atleti della spedizione CUS Verona. Dopo cena, c'è la possibilità di uscire, rientrando entro la mezzanotte. Se si gioca al pomeriggio, le cose cambiano leggermente, spostando al mattino il lavoro di scarico, con pranzo sempre tre ore prima del match.

 

Perché sei rimasto così legato ai cnu? Cosa ti spinge a partire ogni anno?

Innanzitutto, credo che ci sia una persona su tutte che mi ha dato la possibilità di provare questa esperienza, ed è la mia collega Mariola Pirlo. Lei mi ha fatto scoprire questo mondo, ed è una cosa che ho apprezzato moltissimo. Ai ragazzi più giovani, lo dico ogni anno, ancora prima di iniziare le fasi di qualificazione: “Se non vivi in prima persona un CNU, non puoi capire cosa si può provare e cosa ti può lasciare”. Io credo che tutti gli atleti/studenti debbano avere la possibilità di vivere un esperienza del genere. Per me è una passione legata ad uno sport, a cui comunque ho donato parte della mia vita, che attraverso i CNU raggiunge un livello superiore ed offre a molti ragazzi l’opportunità, di arrivare a giocarsi un trofeo nazionale. E' qualcosa che mi fa sentire bene e che è legato al mio eterno spirito competitivo, che non deve ovviamente mancare, ma non deve essere l’unico stimolo, perché il lato umano è assolutamente al primo posto, dato che ti capita di ritrovarti a cena o in giro con ragazzi da tutte le parti d’Italia, un occasione di condivisione davvero unica.

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